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giovedì 9 aprile 2015

The One I Love


Regia: Charlie McDowell
Sceneggiatura: Justin Lader
Cast:  Mark Duplass, Elisabeth Moss, Ted Danson
Origine: Stati Uniti
Genere: Dramma romantico ma non solo!
Anno: 2014
Distribuzione italiana: Nessuna, per il momento.
Probabile (imbarazzante) titolo per la distribuzione italiana: Il mio amore unico

Ho affrontato la visione di questo film al buio, senza conoscere particolari dettagli sulla trama, mi sono lasciato guidare dall'istinto e dalla presenza della sempre brava Elisabeth Moss. L'unica associazione che la mia mente è riuscita a fare, leggendo il titolo della pellicola, è stata quella con una delle canzoni più belle dei R.E.M: "The One I Love" per l'appunto.


Non lasciatevi ingannare dal titolo apparentemente romantico, la canzone non lo è, come potete capire leggendo il testo il/la protagonista della vicenda salta da una relazione all'altra senza porsi troppi problemi.
Anzi oggettifica abbastanza l'altro elemento della coppia, definendolo un semplice modo per occupare il proprio tempo. Mai ascoltare le canzoni di certi tormentati artisti in maniera superficiale.

"This one goes out to the one I love, this one goes out to the one I’ve left behind.
Another prop has occupied my time, this one goes out to the one I love"  

La coppia protagonista del film non adotta lo stile di vita descritto dalla band di Michael Stipe, anzi, decide di affidarsi a un terapista per superare la propria crisi matrimoniale. In cosa consiste questa terapia?
Molto semplice, i due dovranno recarsi in una villa fuori città, dove pare che altre coppie, dopo un breve soggiorno, abbiano ritrovato la felicità perduta.


E fin qui niente di nuovo, il rapporto di coppia è stato ampiamente descritto in film come Gone Girl, Blue Valentine e serie televisive come The Affair. In virtù di questa considerazione, cosa rende questa pellicola degna di attenzione e quindi meritevole di occupare parte del vostro tempo?
Il motivo non posso rivelarvelo perché probabilmente vi rovinerebbe la visione, vi posso anticipare che si tratta di un lavoro completamente differente rispetto alle altre opere che ho citato.
Per chi invece non ha timore degli spoiler svelerò il segreto del film, ma ripeto è meglio che non lo leggiate.

PERICOLO SPOILER:
(Non contiene comunque dettagli sullo sviluppo e conclusione della pellicola).

Nella villa è presente una casa per gli ospiti in cui vive una versione ideale dei due coniugi, dei veri e propri cloni plasmati dal terapista in base ai dettagli forniti dalla coppia originale durante le sedute.
Ci troviamo di fronte a una crisi matrimoniale, con corna annesse, curata con una terapia fantascientifica.
Per questo motivo, come genere, ci avviciniamo maggiormente a lungometraggi come Another Earth rispetto a quelli che ho citato in precedenza.

FINE PERICOLO SPOILER

Altre osservazioni:
- Il film offre un interessante mix di generi, in particolare segnalo anche la presenza di una venatura horror;
- I protagonisti sono solo tre: lui, lei e il terapista;
- Il regista è un esordiente e il suo stile risulta ancora piuttosto acerbo, in ogni caso si tratta di una discreta prova;
- Una fotografia più accattivante e un montaggio meno lineare, forse, avrebbero permesso alla pellicola di diventare un vero e proprio cult istantaneo;
- Sono curiosissimo di leggere qualche altra recensione per capire come diavolo farete a parlarne senza rovinare la visione a terzi. Probabilmente in tanti se ne fregheranno, mentre io mi faccio sempre troppi problemi e sono fin troppo buono;
- Durante la promozione sono stati rivelati pochissimi dettagli sulla trama, anche il trailer sembra seguire questa linea e non rivela i colpi di scena. Condivido la loro scelta e mi sono adattato.

Giudizio: B Quasi Cult



 


venerdì 6 febbraio 2015

Still Alice


Scritto e diretto da: Richard Glatzer, Wash Westmoreland
Soggetto:  Omonimo romanzo scritto dalla neuroscienziata Lisa Genova
Cast: Julianne Moore, Kristen Stewart, Kate Bosworth, Alec Baldwin, Hunter Parrish, Shane McRae, Stephen Kunken
Origine: Stati Uniti
Genere: Drammatico
Anno: 2014
Titolo e distribuzione italiana: Still Alice, dal 22 Gennaio.

Trama in breve:
Alice è una affermata professoressa di linguistica, nonché madre di tre splendidi figli e moglie, alla quale viene diagnosticata una forma presenile di Alzheimer che stravolgerà completamente la sua vita.


Deliri Sparsi:
Avevo una paura fottuta di guardare questo film, non è la prima volta che affronto una visione incentrata sulla tematica della malattia, eppure stavolta è come se avessi avuto un blocco. Non sono bastate le recensioni positive lette in giro per la blogsfera, anche se, a dire la verità, alcune non sono state del tutto positive. Dunque mi sono detto: questo è un film che divide, devo assolutamente vederlo. Così ieri sera, dopo aver aggirato l'ostacolo "pericolo depressione post visione", ho avuto il coraggio di premere play.

Il film è interamente incentrato su Alice, il resto del cast brilla di luce riflessa, e la luce emanata dalla protagonista è piuttosto intensa. La vediamo alle prese con una delle malattie più bastarde conosciute, una patologia che ti annulla, elimina tutto ciò che sei, dalla memoria al gusto, passando per la proprietà di linguaggio che man mano si assottiglia fino a diventare pressoché nulla. Lei lotta con tutte le sue forze, appoggiata da una famiglia perfetta, una famiglia che però non può fermare la sua vita per starle dietro, eccetto uno dei componenti che decide di starle accanto anche quanto la situazione si è fatta disperata.
 
La caratteristica più interessante della pellicola è quella di trattare un argomento così spinoso in maniera molto delicata, assistiamo solo alla fase prodromica della malattia e ci viene risparmiato il suo decorso, anche se sul finale intuiamo quanto potrà essere doloroso. 


Cosa rimane di una persona che ha perso quasi completamente le capacità cognitive? 
Rimangono le emozioni, quelle che si possono esprimere non soltanto con le parole ma anche con le espressioni, può bastare anche la lettura di un bel romanzo per riuscire a stanarle.

Se vi aspettate la classica storia strappalacrime o lacrima strappastorie, siete sulla strada sbagliata, l'aver trattato l'argomento in maniera così elegante l'ha reso ai miei occhi quasi curativo, ovviamente le scene forti non mancano ma non sarebbe potuto essere altrimenti.

 













Giudizio: B+  Curativo






 

mercoledì 28 gennaio 2015

Foxcatcher


Regia: Bennett Miller
Sceneggiatura: Dan Futterman, E. Max Frye
Cast: Steve Carell, Channing Tatum, Mark Ruffalo, Vanessa Redgrave
Origine: Stati Uniti
Genere: Biografico
Anno: 2014
Probabile titolo italiano: Foxcatcher - L'amore e l'inganno dello sport
Distribuzione Italiana: Marzo 2015


Trama in breve:
Il campione olimpico Mark Shultz, fratello dell'altrettanto brillante lottatore Dave, viene contattato dal miliardario magnate dell'industria chimica John Du Pont, il quale, spinto da una solida passione per questo sport, vorrebbe che entrambi si allenassero nella sua struttura sportiva chiamata Foxcatcher, situata presso la proprietà appartenente alla sua famiglia.
Il film è tratto da una storia vera.


DELIRI SPARSI:
Se vi dicessi che Channing Tatum è un attore sottovalutato mi credereste? Se già state pensando di chiudere tutto e mandarmi a quel paese aspettate, io probabilmente avrei fatto la stessa cosa se la domanda me l'aveste posta voi, ma in alcuni casi è necessario pazientare. Il ragazzo offre una prova eccellente in questo film, se in Whiplash il protagonista dedicava anima e corpo alla musica, qui ci troviamo al cospetto di un atleta che dedica anima e corpo allo sport e al raggiungimento dell'oro olimpico. Aggiungete che si tratta di un fratello minore, avete idea di cosa significhi? Ecco mi sbilancio, se siete fratelli minori potreste seriamente apprezzare questo film, se anche voi nella vita siete stati messi in ombra da chi vi ha preceduti e avete provato un senso di inferiorità. Se non siete fratelli minori mi auguro che non ci sia comunque alcun problema, il film potrebbe piacervi lo stesso, ecco magari questo aspetto non lo capirete, non perché siete fessi, perché non l'avete provato. E se anche da fratelli maggiori riuscirete ad apprezzare la sfumatura, a voi andranno tutti i miei complimenti. Se siete figli unici invece, ecco se lo siete fatemi sapere che ve ne pare del rapporto descritto nei film, voi che non fate parte di una delle due fazioni.


Per prepararsi alla competizione serve un mentore, un allenatore, qualcuno che ti stimoli per ottenere un risultato, la figura in questione è rappresentata dal controverso John du Pont. Chi è costui? È un miliardario, cocainomane e schizofrenico. Sarà d'aiuto o non sarà d'aiuto alla causa del lottatore olimpico plurimedagliato? Particolarmente affascinante la descrizione del suo rapporto con la madre, oserei dire che l'imprinting di quest'ultima è stato determinante per caratterizzare l'uomo che è diventato.


La forza del film è la minuziosa descrizione psicologica dei personaggi, e la regia di Miller si mette al servizio di questo aspetto. Quali sono le conseguenze? A tratti risulta piuttosto lento, ma non nel senso negativo del termine, in questi casi do un'accezione positiva alla parola, perché in un prodotto che mira a scavare nell'animo dei personaggi per descriverli in maniera così accurata è necessario rallentare il ritmo, fermare l'inquadratura sul loro volto per catturare espressioni di sofferenza, vuoto, delusione e rassegnazione. Se avete visto prodotti televisivi come Rectify, The Fall e a tratti anche The Leftovers, capirete di cosa sto parlando. Se avete visto Capote, il primo lungometraggio del regista, sarete in grado di capirmi ancora meglio.

GIUDIZIO: B+ Glaciale


domenica 25 gennaio 2015

Into The Woods


Regia: Rob Marshall
Sceneggiatura: Questa sarebbe una sceneggiatura? James Lapine
Cast: Emily Blunt, James Corden, Meryl Streep, Anna Kendrick, Chris Pine, Tracey Ullman, Christine Baranski, Johnny Depp
Origine: Stati Uniti
Genere: Musical Fiabesco
Anno: 2014
Probabile Titolo italiano: Nel Bosco dell'Am(m)ore
Distribuzione: Aprile 2015

Trama in breve:
Per spezzare la maledizione che impedisce loro di avere un figlio, un fornaio e sua moglie chiedono aiuto a una potente strega. Per infrangere il sortilegio, che lei stessa ha invocato, i coniugi dovranno trovare, prima che sorga la "rara" luna piena azzurra: un cappotto rosso sangue, dei capelli color grano, una scarpa d'oro e una mucca bianca come il latte. Si tratta chiaramente di oggetti appartenenti ai protagonisti delle famose favole tradizionali.

(Pochi) DELIRI SPARSI:

Il motivo principale che mi ha spinto a vedere questo film è la tanto elogiata performance di Meryl Streep. Senza ombra di dubbio l'attrice è protagonista di una buona prova, risulta una strega perfettamente credibile e se il film offre qualche scossa, nella noia generale, il merito è principalemte il suo.



Il resto del cast è schiavo di una sceneggiatura non particolarmente brillante e dei dialoghi che durante la visione mi hanno portato spesso al facepalm. Il tentativo di descrivere un lato più umano dei personaggi Disney non risulta perfettamente riuscito. A partire da Chris Pine, piuttosto ridicolo nel ruolo del principe canterino e farfallone, e dal lupo cattivo Johnny Depp, impalpabile, che appare giusto il tempo di fare un saluto a Capuccetto Rosso per poi essere giustamente dimenticato, dalla trama e, senza alcun rimorso, anche dallo spettatore.



Decisamente più in parte la sempre brava Anna Kendrick nel ruolo di Cenerentola, aiutata dalle innegabili doti canore e dalla corporatura esile. Inoltre non ho trovato malvagi neanche i due protagonisti James Corden e Emily Blunt, nel ruolo dei coniugi senza prole, a dimostrazione che forse l'unica parte un filo riuscita della pellicola sia proprio quella originale.


A tratti ricorda Once Upon a Time, ma anche la mediocre serie tv della ABC riesce ad essere superiore a questo progetto, e se una serie tv modesta surclassa una produzione cinematografica che l'opera abbia quanche problema è evidente.
Perciò, se non siete amanti dei musical, astenetevi dalla visione, potreste inutilmente annoiarvi e finire per aver maledetto il momento in cui avete deciso di sprecare malamente due ore del vostro tempo.
Di più non posso e non riesco a dire perché il film mi ha lasciato veramente pochissimo, durante la visione non sono morto certo, e già questo potrebbe essere un traguardo, significa che a guardarlo non si rischia la vita,  ma davvero se ve lo siete persi non sentitevi in colpa. Anzi, quando arriverà, in ritardo, nelle nostre sale risparmiate quei 7 euro o quanti sono per una visione più meritevole o per qualsiasi altra cosa sia acquistabile col prezzo del biglietto.

GIUDIZIO: D+ Evitabile

Per esprimere il mio disappunto non inserisco, come di consueto, la colonna sonora, ma allego una canzone tratta dalla serie tv Galavant, parodia delle produzioni disney come questa, e visione decisamente più piacevole.


Il trailer invece, nel caso in cui, e potreste fare bene, non vi fidiate del mio parere, lo inserisco comunque.
Sono un forte sostenitore del concetto che ognuno debba farsi una propria opinione, quindi se avete due ore da buttare a disposizione vi auguro buona visione!



mercoledì 21 gennaio 2015

Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance)



Regia: Alejandro González Iñárritu
Sceneggiatura: A. G. Iñárritu, Nicolas Giacobone, Alexander Dinelaris, Armando Bo.
Cast: Michael Keaton, Edward Norton, Emma Stone, Naomi Watts, Zach Galifianakis, Amy Ryan, Andrea Riseborough.
Origine: Stati Uniti
Genere: Commedia Nera
Anno: 2014
Titolo italiano: Birdman or (Il resto eliminiamolo altrimenti ci confondiamo)
Distribuzione: In sala dal 5 Febbraio

Trama in breve: 
Un attore, famoso per essere stato il protagonista del popolare franchise supereroistico Birdman, è costantemente tormentato dalla voce del suo alter ego cinematografico che rappresenta la sua coscienza.

DELIRI SPARSI:

L'aspettativa che riponevo nei confronti di questo film era piuttosto alta. Il perché è presto detto: 
- Iñárritu è un regista che ha saputo regalarmi una delle mie pellicole predilette: Amores Perros;
- Edward Norton è uno dei miei attori preferiti dai tempi di American History X;
- Emma Stone è un'attrice di talento che morivo dalla voglia di vedere in un film che le rendesse giustizia;
- Naomi Watts è protagonista di un altro dei lungometraggi che più ho amato: Mulholland Drive.

Tra tutte queste certezze si nascondeva un'incognita: Michael Keaton.
Sebbene lo ricordassi nei Batman di Tim Burton, non è mai stato presente in una pellicola che mi avesse davvero colpito in modo particolare. Ammetto che potrebbe tranquillamente essere una mia mancanza, di sicuro avrò perso qualche sua grande interpretazione, ma il risultato è stato comunque quello di avere un pregiudizio nei suoi confronti. Chiedo perdono, non so a chi, ma lo chiedo ugualmente perché un interprete migliore per questo ruolo non lo si poteva trovare. Il personaggio a cui dà vita in Birdman è un attore decaduto che tenta disperatamente di riemergere, ha perso la sua fama dopo un periodo in cui è stato nella grazie del pubblico e tenta disperatamente di rilanciarsi con uno spettacolo teatrale. Ebbene sì,  questo film ha una marcia in più perché infrange la barriera del metacinema. Keaton interpreta sé stesso, un attore che è stato alla ribalta in passato ma al momento non gode di particolare prestigio.

La prima critica che il film affronta è quella nei confronti del pubblico, in quanto chi un tempo ti osannava finisce per dimenticarti, o ancora meglio subentrerà una nuova generazione che non ricorderà più chi diavolo sei. Emblematica in tal senso la scena in cui una donna chiede a Riggan una foto e il figlio le domanda: "E questo chi sarebbe?".

Ma come? Non mi riconosci ragazzino?Sono il famosissimo Riggan Thomson.

La seconda critica ci viene proposta attraverso i bellissimi occhi gli occhi della figlia di Riggan: Sam.
Al padre rimprovera di non essere stato particolarmente presente nella sua vita, di averla scordata e sostituita con la sua carriera. Stavolta l'obbiettivo è l'uomo, egoista, che dimentica le persone che ama per seguire i suoi sogni di gloria. Anche la Stone offre un' interpretazione magistrale, risulta infatti perfettamente credibile nel ruolo della ex tossicodipendente figlia della quasi star. Un personaggio tormentato, osserva la città da una terrazza ed appare costantemente in bilico, tanto dall'avermi fatto temere che prima o poi si sarebbe buttata.
In ogni caso se si è suicidata non ve lo dico perché sarebbe spoiler e sto provando in tutti i modi a scrivere un dannato parere facendo in modo che possa leggerlo anche chi non ha visto il film. Se poi non ci riuscirò metterò il segnale di pericolo all'inizio dei miei deliri, come faccio sempre. Scusate lo sfogo...

Questo ha visto i miei occhi ed è impazzito...

La terza critica arriva attraverso quello che rappresenta la nemesi del protagonista, l'attore di successo, quello che per contattarlo è necessario rivolgersi al suo agente: Mike Shiner. Si rivolge al pubblico in teatro e intima: "Smettetela di guardare il mondo attraverso lo schermo di un cellulare!". Alzi la mano chi non si sente colpito e affondato da questa affermazione. Norton, e non c'erano dubbi su questo, è fenomenale in questo ruolo. Se non fosse stato l'anno di J.K Simmons la statuetta di migliore attore non protagonista sarebbe stata la sua e non è detto che il 22 Febbraio l'Academy non riservi qualche sorpresa.

L'oscar non è già assegnato, siamo intesi? Potrei vincere anche io!

Le frecciate del film alla nostra società non sono finite, vengono presi di mira i social network, in particolare Twitter e anche i film sui supereroi non ne escono indenni. Ce n'è anche per gli spietati critici, teatrali in questo caso, ma credo che il concetto possa estendersi anche a quelli televisivi e cinematografici. Viene sottolineato come non sia possibile per nessuno impedire che le proprie convinzioni possano influenzare una recensione e nel farlo si arriva al limite della presa in giro: "se non sei un'artista diventi un critico".

Un plauso alla regia di Iñárritu, un susseguirsi di virtuosismi e piani sequenza, che avvicina l'opera a un'esperienza teatrale. Il regista messicano e i suoi soci vanno elogiati anche per la brillante sceneggiatura e per i dialoghi, sono infatti certo che alcune delle frasi del film possano diventare celebri e contribuire ad elevarlo allo status di cult. Interessante anche l'idea di scandire tutte le azioni di Riggan col suono di una batteria, strumento che torna alla ribalta su questo blog dopo pochissimo tempo, visto che è stata tra i protagonisti di un'altra pellicola particolarmente apprezzata dal sottoscritto: Whiplash.


GIUDIZIO: A- Da capogiro
( E non è detto che quel "meno", dopo una seconda visione, non possa sparire)










lunedì 19 gennaio 2015

The Imitation Game




Regia: Morten Tyldum
Sceneggiatura: Graham Moore
Cast: Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode, Mark Strong, Charles Dance, Allen Leech, Matthew Beard, Rory Kinnear, Alex Lawther.
Origine: Regno Unito/Stati Uniti
Genere: Biografico
Anno: 2014
Titolo per la distrubizione italiana: The Imitation Game

Trama in breve:
Il matematico inglese Alan Turing, mette il suo genio a servizio dei servizi segreti britannici durante la seconda guerra mondiale, nel tentativo di decriptare il Codice Enigma, utilizzato per le comunicazioni dai tedeschi e dalle altre Potenze Dell'Asse.

TRATTANDOSI DI UN FILM BIOGRAFICO, I MIEI DELIRI POSSONO ESSERE CONSIDERATI SPOILER?

Il mio parere su questo film non può che iniziare con una sviolinata: infatti se in questo momento posso scrivere e formulare la mia umile opinione lo devo anche a uno dei padri dell'informatica, quell'Alan Turing protagonista della vicenda narrata dalla pellicola. Potrei continuare ad annoiarmi e ad annoiarvi parlando di algoritmi, Macchina di Turing, Teoria della Calcolabilità, ma ho deciso di lasciare a voi l'ingrato compito di andare in biblioteca su wikipedia, per fare tutte le ricerche del caso. Del resto lo stesso film non fornisce chissà quali particolari scientifici sulla vicenda, il tutto viene descritto in maniera abbastanza superficiale per dare maggiore spazio a quelle che sono le vicende personali del celebre matematico.

Attraverso una serie di flashback veniamo a conoscenza della sua infanzia solitaria, se non fosse per la presenza dell'amico e "compagno di giochi", insieme si divertono a decifrare enigmi durante l'ora di matematica perché annoiati, Christopher. Seppur breve, la presenza del ragazzo nella vita di Alan si rivela determinante, tanto da spingerlo a dare il suo nome alla macchina di sua invenzione.
In classe non è popolare, è vittima di bullismo come si conviene ad ogni persona dotata di intelligenza spiccata, o forse come gli viene intimato dall'amico: "A loro non piaci perché sei diverso". Con questa frase il ragazzo ha fatto centro, Alan è diverso: è omosessuale, cosa che in quegli anni significava essere perseguibile per legge e condannato alla reclusione o alla castrazione chimica o ancora peggio il doversi sottoporre ad aberranti terapie riparative.

Se gli Inglesi e i Tedeschi combattono la loro guerra, tra messaggi criptati e spie, Turing ne combatte ben due: una al fianco dei britannici e una personale, è infatti costretto a nascondere la sua sessualità.
Durante la messa a punto della macchina che servirà per decifrare il Codice Enigma, conosce Joan Clarke, che dopo attenta selezione, alla quale rischiava di essere estromessa semplicemente perché donna, viene assunta come collaboratrice. E' col rapporto tra i due che la pellicola calca la mano nel descrivere i problemi e l'arretratezza della civiltà inglese del periodo, la donna infatti viene reclamata dai genitori perché venticinquenne e nubile. Pur di non perdere il suo prezioso aiuto il matematico è costretto a sposarla, e il matrimonio combinato in quel momento sembra la soluzione ideale per entrambi.

Lo spiegone finale, un modo di concludere un lungometraggio che non ho mai amato, illustra il destino di Turing e quanto il suo genio sia stato utile per ridurre la durata della guerra. Pensare che una personalità di questa portata sia stata costretta a commettere suicidio perché vittima di omofobia mi rattrista e di certo le scuse della regina Elisabetta non cancellano i crimini commessi in quel periodo, ma, se non altro, possono essere utili a chi è vittima di discriminazione oggi.

Al film si può rimproverare la mancanza di un pizzico di cattiveria, ci sono talmente tante questioni spinose, come appunto il considerare l'omosessualità un reato e lo spiccato sessismo, che avrebbero permesso con qualche scena più dettagliata di farci empatizzare maggiormente con i protagonisti. Apprendiamo dell'arresto di Turing attraverso un foglio di giornale, la sequenza in cui lo vediamo sofferente perché sottopostosi a terapia riparativa è volutamente breve, il "problema di genere" che affligge Joan sembra essere stato aggirato con troppa facilità. E' come se le questioni più scottanti fossero state volutamente edulcorate. Ed io sono sicuro che l'intento finale delle menti che si sono mosse dietro a questo lavoro fosse proprio questo, abbiamo tra le mani il classico prodotto ben confezionato, a tratti parecchio ruffiano, costruito a tavolino per piacere ai votanti dell'Academy. In tal senso, come sappiamo, i risultati sono arrivati e il film si è portato a casa ben 8 nomination. E così quella che sembra una trasposizione cinematografica della serialità inglese, ridicole ricostruzioni dei bombardamenti comprese, riesce nel compitino, ma non credo possa ritenersi una pietra miliare del genere biografico. Perde decisamente il confronto col suo più vicino precursore, "A Beautiful Mind", e risulta un filino meno riuscito anche del rivale "La Teoria Del Tutto", nonostante entrambe le opere si reggano interamente o quasi sulla bravura, innegabile, dei loro protagonisti e un po' meno anche su quella dei comprimari, dalla caratterizzazione volutamente superficiale per lasciare spazio a chi deve primeggiare e far sua la nomination di miglior attore protagonista.

Angolo Curiosità:
Le famiglie di Cumberbatch e Turing sono realmente imparentate, i due sarebbero infatti cugini di 17° grado, come da lui stesso dichiarato in un' intervista per la rete televisiva ABC.
Non ve ne frega niente? Pazienza, mi andava di dirlo comunque.


GIUDIZIO: B- Si può dare di più












mercoledì 14 gennaio 2015

Whiplash


Scritto e Diretto da: Damien Chazelle
Cast: Miles Teller, J.K. Simmons, Paul Reiser, Melissa Benoist, Austin Stowell, Jayson Blair.
Origine: Stati Uniti
Genere: Jazz Drama
Anno: 2014
Distribuzione Italiana: Non Pervenuta
Possibile titolo per la distrubizione italiana: L'Amore Bugiardo per il Jazz.
A quanto pare qualcuno ai piani alti pensa che, senza un sostantivo al miele nel titolo, i film rischino di passare inosservati, dunque mi aspetto il peggio.

Trama in breve:
Andrew Newman è un giovane batterista Jazz di 19 anni, frequenta il primo anno del prestigioso conservatorio Shaffer e sogna di diventare un acclamato strumentista al pari del grande Buddy Rich.
Durante il suo percorso formativo conoscerà il controverso direttore d'orchestra Terence Fletcher, alla ricerca di un nuovo elemento per la sua band.


Deliri Opinioni Sparse sul film con BASSO, ma comunque presente, RISCHIO SPOILER:

Questa è la prima volta che esprimo un'opinione approfondita su una pellicola in questo blog, perciò vi prego, qualora dovessi sparare una marea di baggianate insultatemi.
Sì, sentitevi liberi di fare il Terence Fletcher (J.K Simmons) della situazione e insultatemi.

Alcune situazioni proposte dal film mi hanno fatto capire di avere davanti agli occhi l'anti "Attimo Fuggente". Stavolta l'insegnante è un grandissimo bastardo, non esige la creatività, come il buon Professor Keating, dai suoi studenti ma la precisione, e per ottenerla si sente in diritto di far volare insulti e, occasionalmente, qualche sedia.
 "Non è questo il fottutissimo tempo che ti ho chiesto" continua a ripetere ai suoi terrorizzati studenti, e per rincarare la dose utilizza scottanti particolari privati, intenzionalmente estorti in precedenza, contro il malcapitato di turno. E io che pensavo di aver incontrato insegnanti severi durante il mio percorso di studi.

Sul protagonista non grava alcun tipo di aspettativa, anzi, quando afferma di essere un bravo batterista e di essere stato promosso nel complesso dei migliori della scuola viene beatamente ignorato. Il successo nello sport viene considerato, dagli amici di suo padre, motivo di maggiore orgoglio.

Il discutibile metodo utilizzato dall'insegnante sembra sortire l'effetto sperato e innesca nel ragazzo la voglia di fare sempre meglio, tanto da rinunciare alla appena sbocciata relazione con una desiderabile ragazza per dedicarsi mente e corpo all'esercizio.
Tutto sembra filare liscio quando l'equilibrio si spezza e ha inizio una vera e propria guerra tra allievo e insegnante.

FINE BASSO RISCHIO SPOILER

Ennesima pellicola di valore passata per il Sundance Film Festival, dove ha trionfato nella sezione drammatica. E' stato alla ribalta negli scorsi giorni per l'interpretazione, premiata col Golden Globe, dello straordinario J.K. Simmons. Durante la visione capirete che siamo al cospetto di una delle interpretazioni più importanti dell'anno e il talentuoso Miles Teller non è da meno, offrendo anch'egli una prova parecchio sentita. Questo è uno dei film drammatici musicali più potenti degli ultimi anni e si accaparra un posto tra i miei preferiti del genere. Un ulteriore pregio della pellicola è quello di far avvicinare lo spettatore al Jazz, genere tendenzialmente di nicchia, perché, parliamoci chiaro, Buddy Rich e Hank Levy prima di questa visione non avevo idea di chi fossero. Ho appena sputtanato la mia ignoranza in materia.  Pazienza.

GIUDIZIO: A Visione Imprescindibile